giovedì 29 luglio 2010

Tra dodicimilaquattroquattrocinquemila settimane enigmistiche



Non so che pubblico possa avere e se faccia ridere alle persone, a me la nuova campagna de La Settimana Enigmistica fa piangere dalle risate! E' semplicemente geniale!

Se vogliamo parlare poi del giornale in sè, è un oggetto di culto e fonte di infinita ispirazione per me. Chiusa parentesi!

Agenzia - Ogilvy&Mather
Direttore creativo esecutivo - Roberto Greco
Art director - Matteo Ruisi
Copywriter - Maurizio Rosazza Prin

mercoledì 28 luglio 2010

Zhang Huan al PAC di Milano

A proposito di Zhang Huan che dice che Buddha è tutti noi.

Al PAC di Milano c'era la sua mostra. Ultimamente Milano si sta interessando molto di arte contemporanea cinese e questo lo apprezzo molto. Ero stata a "Cina Rinascita Contemporanea", una collettiva di artisti contemporanei cinesi di diversi media a Palazzo Reale.

Avevo visto Zhang Huan tra gli artisti performativi e avevo dovuto leggere il catalogo nel negozio all'uscita per capire qualcosa sulle sue performance, visto che nella sua sala c'erano solo i cartoncini con scritto nome dell'artista e nome dell'opera. Non mi aveva colpita particolarmente.

La foto mostra Berlin Buddha, una scultura di cenere che tende a sgretolarsi. Lui usa molto la cenere degli incensi dei templi buddisti per i suoi dipinti e le sue sculture.

Accanto alla statua c'era scritto: «Ashman è l'eroe che porto nel cuore, la personificazione di molti desideri e anime molteplici. Ashman sogna, sostiene la giustizia, definisce un nuovo ordine internazionale, persegue la pace per sconfiggere la guerra terroristica, interagisce con la Terra in maniera ecosostenibile, rende l'umanità più pacifica, più libera. Porterà a Milano una profonda, universale, armonia per l'umanità».

C'era un backstage della realizzazione di quell'opera: lui mi era sembrato molto tranquillo e positivo. La prima cosa che mi era venuta da pensare vedendo quella statua invece era stata la morte del dio. Invece lui diceva che la testa del Buddha che cade sta a significare che Buddha è tutti noi. Non ha una sua immagine propria.

La scritta su Ashman mi era sembrata inquietante e l'avevo immaginata pronunciata da un bambino con davanti agli occhi l'apocalisse. L'ossessione per i teschi e e la cenere astratta di certe sue tele mi aveva persuasa di una poetica cinica, profeticamente disillusa.

Poi ho visto "Earth Life", varie tele con dipinti degli insetti che sembravano quasi muoversi e ho capito quanto fosse diametralmente distante da me ogni cosa di lui. Quest'uomo avverte la forza pulsante della vita negli insetti e nei teschi in decomposizione. Io non potrò mai capire, probabilmente.

Asmara, ristorante etiope a Milano

http://www.ristoranteasmara.it/

Zona porta Venezia, facilmente accessibile, un posto dagli arredamenti un po' coloniali e un po' casuali, un menù di circa tre pagine dove quasi tutto è scritto per la maggior parte con termini originali in lingua, una signora moltomolto simpatica che sembra Zhang Huan mentre dice che Buddha è tutti noi, lo chef che porta le pietanze di persona al tavolo.

Sapori a noi lontani e quasi inestricabili, antipasto misto a tratti fantastico e comunque molto light, di secondo ho preso macinato quasi crudo (e io aborro di solito la carne cruda) con "burro speciale" ed altre verdure di condimento. Da accompagnare con uno strano pane spugnoso che fa anche da piatto ai secondi (in realtà i primi non ci sono) che su Sale e Pepe veniva definito crèpe marocchina. Particolare. Nessuno spazio per il dolce.

Non costa molto. Ero pienissima con solo queste due cose.
Lo frequentano anche i connazionali: buon segno, direi.

(Il classico dei cinesi sui ristoranti cinesi: noi non mangiamo come nei ristoranti cinesi per voi occidentali).

Canzoni a loop molto romantiche e un po' etnico-pop. Sì, ci voleva la sparata finale. Embè.

Diesel adv in dialetto milanese



Ma da Diesel si sono accorti che a Milano sono tutti extracomunitari e terùn?

martedì 27 luglio 2010

Gabe and Eli di Rob Goldman



Di donne nude seppiate/bw/naturali/daylight/soffuse/pellicola ne ho viste fin troppe, mi sono altamente rotta. Fortuna che non ho desistito dal portfolio online di Rob Goldman e ho trovato questo:
http://robgoldmanphotographer.com/photography/portfolio/Gabe-and-Eli/52


Non so cosa c'è in queste foto. Sembrano lontane e silenziose.

venerdì 16 luglio 2010

Golden, di Carsten Witte

Di solito odio i dittici e le foto dei dittici da sole non stanno in piedi. Come odio i dittici delle donne che fumano. Ma questa è un'altra storia. Questi dittici invece sono semplicemente perfetti, si compenetrano incessantemente. Bellissimi. E gli perdoniamo pure la retorica.

PS: gli altri lavori del sito non meritano dopo aver visto questi.

http://www.carstenwitte.com/





giovedì 15 luglio 2010

Yann Tiersen in concerto a Carroponte.


Synth a caso, una band che suonava a caso, un sacco di casino, sembrava Yanni in versione si è rotto il disco. Poi ha suonato con il violino il soundtrack di Goodbye Lenin ed è stato molto bello. Tanta gente era perplessa. Se volevate comprare Dust Lane di Yann Tiersen non fatelo. Non è ambient, non è metal, non è elettronica, E' uno spreco di soldi.

PS: Belle le luci al Carroponte.

Il marito della parrucchiera



Ho passato tutto il film ad incazzarmi col protagonista e a compatire la protagonista.
Se non altro bel trattamento, bei colori, belle inquadrature, molta sensualità delicata, bella narrazione.
Ma continuava a darmi fastidio il protagonista. Stonava. Forse stonava l'intera storia d'amore. In realtà quella storia d'amore era solo inquietante. Ma che storia d'amore è?
Evvvabbeh-un po' troppo poeticamente allucinato per i miei gusti. Sotto la morbida patina retrò si nascondeva qualcosa di orribile a mio parere. Non era leggero come dicono tutti. Era pesantissimo. Ma quale commedia.

domenica 11 luglio 2010

Panique au village 17:50 PM - Toystory 3 22.30 PM

Premetto: che sfigata, ho visto un film 3d in 2d. Solo 2. A fronte anche della mia 5d. ._. Occhei, basta scemenze.



Desideravo da tanto tempo vederli entrambi e ho fatto la maratona (in realtà ho anche avuto il tempo di tornare a casa e cenare con la pasta.)

Pensavo che nel confronto avrebbe assolutamente perso il colossal. Effettivamente se devo essere sincera Panico al villaggio è qualcosa di sensazionale. D'accordo, Nightmare Before Christmas è un ottimo precedente, ma ci rendiamo conto che nell'epoca del 3d e dei cartoni animati strabilianti questi due pazzi furiosi si sono messi a far muovere dei pupazzetti frame dopo frame?

E poi vabeh, succedono cose senza senso dal primo istante all'ultimo, gente che ordina per sbaglio 50 milioni di mattoni e decide di nasconderli ammucchiandoli sulla propria casa che poi giustamente crolla, un cavallo che ricostruisce una casa in una giornata (tetto escluso) e animaletti marini che vengono su da uno stagno e gli rubano le mura... Cose così, e uno sta lì con la bocca spalancata ma dopo un po' comincia a trovare tutto assolutamente normale.

Certe scene erano da filmstill di cinque minuti, avrei voluto vederle meglio. Gli interni erano qualcosa di incredibile, un sacco di dettagli nell'arredamento, negli oggetti, nelle azioni dei personaggi... Una caffettiera a tre becchi, un dentifricio gigante appeso al muro sottosopra con una specie di graffetta, una vending machine di waffel anch'essi inspiegabilmente molto grandi. Sarebbe da vedere e rivedere. One in a million.

Beh, ToyStory3. Di solito non si vede ToyStory3 dopo aver visto Panico al Villaggio. Casomai al contrario. Ma ovviamente uno dei due era in programmazione a tutte le ore e l'altro era già un miracolo che fosse proiettato.
Non mi ricordo assolutamente ToyStory1. Quand'ero piccola l'avevo visto e avevo sperato che di lì in poi si sarebbero fatti i cartoni solo in quel modo, tutti plasticosi-treddì-liscilisci (loooooosoooooo, che non c'era il tredddì all'epoca, ma a me sembravano tredddì, occhei?). Che tristezza, se ci penso ora. Cose come gli Aristogatti non torneranno mai più. Tratto stupendo. Ad ogni modo, all'epoca pensavo così, ma non avevo assolutamente capito niente della storia e soprattutto avevo trovato brutto e odioso il cowboy. Non delle belle premesse.
Certo non c'è paragone tecnicamente parlando per ciò che mi ricordo, in questo ci sono delle luci bellissime e realistiche al massimo, texture di vestiti e peli veramente impressionanti... Giustamente hanno dovuto mantenere continuità col primo e tenere i bambolotti come persone, che praticamente sembravano più giocattoli dei giocattoli. Detto questo: sentimentalismo nelle dosi corrette (per una volta...), il bambolotto guercio che farà parte degli incubi di 2/3 dei bambini che l'hanno visto, il peluche anziano che è semplicemente diabolico (o forse è diabolico chi l'ha concepito, non lo so.), Barbie e Ken adorabili (ma Mattel avrà forse messo qualcosina sul tavolo?), Buzz in versione hispanica che faceva morir dal ridere tutti, me compresa, ma dopo stasera faremmo forse meglio a ricomporci.

E boh, tante piccole gag carine, tipo Mr Potato che si riattacca i pezzi della sua faccia su una frittella, la bomba atomica di scimmiette assassine e poi l'imperdibile Ken, sia mentre sfila sia quando è legato in mutande a un racchettone da spiaggia. Niente male, fanno molto ridere i personaggi e le caratterizzazioni ma la storia è veramente babba. Ovviamente, si dirà. Anche quella di Panico al Villaggio lo è, eppure... Ok, è pur sempre la Disney. E diamoglieli, và, anche a loro, questi 7 euro e 50. PS: non credo che in 3d fosse "3 volte più divertente". OOh. Uff. Ok. Magari avrei voluto vedere la luce del tramonto nella stanza dell'asilo in 3d. Quella sì. Peccato. PS2: la gente ha riso anche un sacco in sala quando Barbie ha detto una cosa sulla democrazia partecipativa ostentando serietà. Ahahaha.

domenica 4 luglio 2010

Dedicato agli italiani



Poveri noi, se sono arrivata a far le ricerche sociologiche su facebook, mia sorella sarà inorridita