domenica 11 aprile 2010

Rossopomodoro: recidiva.



Linguine di Gragnano trafilate a bronzo con colatura di alici di Cetara presidio slowfood, aglio, olio e limone di Sorrento.

Ci sono ritornata, perché ero con altre persone che avevano deciso di andarci. Ho preso quelle linguine. "Sono salatissime". "Sì?" "Sì. Ti portiamo un limone per sfumare il sapore molto deciso" Mi portano un guscio di limone accuratamente pulito, nessuna traccia di limone. Boh? Ovviamente non erano per niente salate. Anche se fossero state linguine di Gragnano trafilate a bronzo, erano scotte e annegavano nel condimento. 9 euro e 50. Per il resto discreto sapore, anche se sinceramente non mi aspettavo una cosa così scialba per una lavorazione così lunga ed articolata.

Poi ho preso il salame al cioccolato e castagne. Dopo qualche boccone ho trovato un pelo. Anche abbastanza robusto ed incurvato. Ho avuto senso. Sono rimasta con la forchetta sospesa in aria per tre minuti cercando di chiamare un cameriere. "Sono allibita. C'è un pelo, vede?" "Lo sostituiamo?" No, lo mangiamo. Dopo altri tre minuti arriva un altro cameriere che ci tiene a precisare "Comunque quello era un pelo della castagna. E' capitato altre volte. E' il pelo della castagna, non è niente di che." "Capisco."

Grazie assaje.
No, di solito non sono così. Sono gli altri che mi incattiviscono. :)

sabato 10 aprile 2010

MAC versus PC


Ho passato tre anni in una scuola piena di MAC nuovissimi e bellissimi. I miei colleghi si sono praticamente convertiti quasi tutti, a parte cinque. Cinque su trentadue. Mi sembra eccessivo.

Nessuno, dal primo giorno di IED, ha mai mancato di affermare laconicamente: "Beh, ovviamente il MAC per la foto è perfetto, PC non è neanche da prendere in considerazione".
Non lo nascondo, anche io ho avuto quaranta giorni di tentazioni.

Il primo anno mi sono detta: devo abituarmi.
Il secondo anno mi sono detta: sono io che non capisco o è stupido lui? (Tutti i MAC users sentenzierebbero: TU. Ovviamente.)
Il terzo anno mi sono detta: perchè Final Cut non c'è su PC? Forse professionalmente il MAC rende meglio? Allora dovrei avere un MAC per essere professionale. Tremendo.

Alla fine sono arrivata ad una conclusione: non c'è un sistema perfetto. Entrambi hanno delle pecche.

Il MAC non invecchia: bugia. Dipende come per il PC da come lo si tiene. Ho anche io messo mano su MAC inchiodatissimi e 4gb di RAM.

Il MAC gira più veloce del PC: dipende dal sistema operativo che c'è sul PC. Vista ha fatto schifo, ma hanno rimediato con Seven.

Col MAC puoi fare tutto: da Garage Band a Photoboot a Imovie. Francamente di queste cose non me ne faccio niente e anzi le detesto profondamente.

Col MAC non prendi mai virus. Questo è vero. Ma tu devi per forza aprire ogni giorno slutload.com e tutti i siti di streaming del mondo? E devi per forza usare Int r n t xplor r? Io l'ultima volta che ho preso un virus è stato quando avevo quindici anni. A parte che ho comprato Kaspersky 2010 e quindi accedo tranquillamente a slutload.com tutte le volte che voglio. Ahaha. Scherzo! Non voglio.

Il MAC è userfriendly: probabilmente sì, o probabilmente no. In tre anni non sono mai riuscita a trovarlo ragionevole in tutte le sue peculiarità. Le applicazioni che continuano ad andare anche se le hai chiuse, gli effettoni di transizione da una finestra all'altra, il caps locks che è su una tastiera così impalpabile che una volta su due non lo sente. Office libertino, la marea di ghost file che genera in automatico, le finestre eccessivamente mobili ed elastiche. Così come le cartelle e i file che è possibile sovrapporre anarchicamente. E avere a portata di vista quattro applicazioni aperte simultaneamente. Ma ALT TAB è così tanto da sfigati? Insomma piccolezze. Stupidaggini. Che mi danno sui nervi.

Ma: Anteprima visualizza i psd e i cr2. Le miniature di Quicktime visualizzano un filmato intero. La gestione del colore è molto più curata. Volendo nel tempo libero uno potrebbe guardare tutti i solidi dei profili colore. Ahaha. Scherzo.

Inoltre, cosa fondamentale, ho sempre apprezzato la barra dei programmi, credo sia fantastica. Geniale. Escludendo il promemoria del MELA Q perenne. E tutte le orrende animazioni. E infatti il caro Bill mi ha accontentata e su Windows Seven l'ha copiata in toto. Grazie Bill! Ti voglio bene! Ma Int r n t xplor r no, dai. Vivo tranquillamente senza. Certo, niente Final Cut. Vabeh. Costa 1500 euro, del resto.
E poi DIGIAMOLO, VA. Odio l'aura che c'è attorno al MAC, attorno al TOUCHeverything. "Puoi scorrere con due dita, pizzicare, sfiorare e ruotare per interagire con documenti, immagini e applicazioni". Grazie, sono antica, sono ancora con ALT TAB. Questione di gusti.

venerdì 2 aprile 2010

Shopaolic

La tipica shopaolic è nel pensiero comune una fashion victim. Non si scappa.
Ma la verità è che c'è un esercito di shopaolic che agiscono nell'ombra senza che nessuno, a parte i familiari stretti, ne parli. Si tratta di quelle come me. Quelle che seguono gli sconti dell'Esselunga come i grillini l'RSS del blog del loro beniamino.

Ci pensavo l'altro giorno, quando sotto il lavandino del bagno ho contato quattro confezioni di Vernel Cristalli. D'accordo, l'ho preso sempre in sconto, cosa molto rilevante visto il suo prezzo, ma quanto tempo mi ci vorrà per consumarlo? Razionalmente si dovrebbe parlare in questo modo. Invece a me viene solo da pensare che un giorno potrei averne bisogno e mi troverei a comprarlo a prezzo pieno, sentendomi una stupida a non averlo acquistato prima in modo da farne scorta. Sono mesi su mesi che lo mettono in sconto, comunque. Potrà anche essere stato eletto prodotto dell'anno e via dicendo, ma non se lo fila nessuno.

C'è una cosa che modestamente mi eleva rispetto al consumatore medio: spendo quanto lui ma ho tutto di ottime marche. Ma siamo sicuri che ci stia solo risparmiando? In un certo senso è come fare un abbonamento annuale invece che comprare il biglietto, magari risparmi ma stai comunque dando un mucchio di soldi in avanti senza sapere se domani ti schianterai contro un tir oppure no.

E poi mi piacerebbe capire davvero i meccanismi con cui l'Esselunga elabora i suoi sconti. Posso immaginare: giacenze, lancio di un nuovo prodotto, volano per un prodotto uscito da un po' ma che ancora stenta a decollare, orientamento verso un certo marchio, chessò io. Ma mi vengono in mente anche delle cose più inquietanti, come stimolare il consumismo all'infinito e stimolare certi stili di vita piuttosto che altri. Se uno ci pensa su senza pregiudizi ciò che sembrava una paranoia è una realtà semplice e lineare.

Non è proprio vero che noi scegliamo il prodotto dagli scaffali, è il prodotto che sceglie noi, e lo fa attraverso una serie di strategie e richiami suadenti. La scelta decisiva, il sì e il no, l'aut-aut, passa per i nostri consumi, definiamo così la nostra personalità. Possiamo dire che non è vero, che ci definiamo soprattutto in altri modi. Ma non è così. Era vero forse da bambini, perchè non avevamo dei soldi da poter spendere, o comunque non così tanti, e non potevamo scegliere le cose da mangiare (io sarei cresciuta a panini all'olio con la nutella e dessert freschi galak!). La nostra società si basa soprattutto su questo. Il lavoro che voglio fare da grande si basa soprattutto su questo.

Certe volte penso alle carte Fidaty che una marea di nordici possiede e fa aggiornare ad ogni spesa. Tutta la nostra vita è lì, o quasi. Potrebbero sapere quasi tutto di noi. Quasi tutto. Glielo lasciamo fare in cambio dei punti fragola, per una borsa o un biglietto di teatro. Ci svendiamo facilmente. Trovo tutta questa storia molto eccitante, da tutti i punti di vista.