venerdì 2 aprile 2010

Shopaolic

La tipica shopaolic è nel pensiero comune una fashion victim. Non si scappa.
Ma la verità è che c'è un esercito di shopaolic che agiscono nell'ombra senza che nessuno, a parte i familiari stretti, ne parli. Si tratta di quelle come me. Quelle che seguono gli sconti dell'Esselunga come i grillini l'RSS del blog del loro beniamino.

Ci pensavo l'altro giorno, quando sotto il lavandino del bagno ho contato quattro confezioni di Vernel Cristalli. D'accordo, l'ho preso sempre in sconto, cosa molto rilevante visto il suo prezzo, ma quanto tempo mi ci vorrà per consumarlo? Razionalmente si dovrebbe parlare in questo modo. Invece a me viene solo da pensare che un giorno potrei averne bisogno e mi troverei a comprarlo a prezzo pieno, sentendomi una stupida a non averlo acquistato prima in modo da farne scorta. Sono mesi su mesi che lo mettono in sconto, comunque. Potrà anche essere stato eletto prodotto dell'anno e via dicendo, ma non se lo fila nessuno.

C'è una cosa che modestamente mi eleva rispetto al consumatore medio: spendo quanto lui ma ho tutto di ottime marche. Ma siamo sicuri che ci stia solo risparmiando? In un certo senso è come fare un abbonamento annuale invece che comprare il biglietto, magari risparmi ma stai comunque dando un mucchio di soldi in avanti senza sapere se domani ti schianterai contro un tir oppure no.

E poi mi piacerebbe capire davvero i meccanismi con cui l'Esselunga elabora i suoi sconti. Posso immaginare: giacenze, lancio di un nuovo prodotto, volano per un prodotto uscito da un po' ma che ancora stenta a decollare, orientamento verso un certo marchio, chessò io. Ma mi vengono in mente anche delle cose più inquietanti, come stimolare il consumismo all'infinito e stimolare certi stili di vita piuttosto che altri. Se uno ci pensa su senza pregiudizi ciò che sembrava una paranoia è una realtà semplice e lineare.

Non è proprio vero che noi scegliamo il prodotto dagli scaffali, è il prodotto che sceglie noi, e lo fa attraverso una serie di strategie e richiami suadenti. La scelta decisiva, il sì e il no, l'aut-aut, passa per i nostri consumi, definiamo così la nostra personalità. Possiamo dire che non è vero, che ci definiamo soprattutto in altri modi. Ma non è così. Era vero forse da bambini, perchè non avevamo dei soldi da poter spendere, o comunque non così tanti, e non potevamo scegliere le cose da mangiare (io sarei cresciuta a panini all'olio con la nutella e dessert freschi galak!). La nostra società si basa soprattutto su questo. Il lavoro che voglio fare da grande si basa soprattutto su questo.

Certe volte penso alle carte Fidaty che una marea di nordici possiede e fa aggiornare ad ogni spesa. Tutta la nostra vita è lì, o quasi. Potrebbero sapere quasi tutto di noi. Quasi tutto. Glielo lasciamo fare in cambio dei punti fragola, per una borsa o un biglietto di teatro. Ci svendiamo facilmente. Trovo tutta questa storia molto eccitante, da tutti i punti di vista.

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