mercoledì 1 dicembre 2010

Se avere un Ipad è una idiozia...


...avere una Galaxy Tablet acquista già più senso.



1) E' facilmente trasportabile
2) Si tiene in una mano molto meglio dell'Ipad
3) Ha tutto quello che ad un Ipad manca e costa quasi quanto un Ipad nonostante questo
4) Serve per fare cose concrete
5) Pesa relativamente poco (380)
6) E' più pratico di un netbook e di uno smartphone.

Il prezzo è ragionevole ma si abbasserà e i dispositivi miglioreranno. Finalmente si intuiscono le potenzialità delle tablet.

Io adesso ho anche MAC e ho trasferito la licenza del Photoshop CS5 su MAC ma sinceramente preferivo PC. A parte per il trackpad e la dashboard. Spero che la gente guarisca dalla compulsione Apple prima o poi. E spero che la gente non compri l'Ipad.

Samsung Galaxy Tablet ADV

martedì 16 novembre 2010

ATM e i terminali bloccati

Desidero precisare alcune cose in seguito alla ricezione della vostra mail del giorno 16 novembre 2010, Prot. n. 1701574.

Io non sono più studente e proprio per essere onesta ho cambiato il profilo (al contrario di molte altre persone).Non pensavo che il nuovo profilo non si potesse caricare sulla tessera già in mio possesso che sarebbe scaduta tra un anno.Non ci sono stati rallentamenti ma un blocco totale di diversi giorni dei terminali. In una banca non sarebbe mai successo, pena uno scandalo enorme. Qui invece la cosa è caduta nel dimenticatoio e si è solo scaricata sui consumatori.Nessuno dei vostri addetti ha trovato una soluzione valida per tutte le persone in coda. Molti se ne sono dovuti andare. Una donna con me era babysitter e pagava il biglietto da tre giorni per colpa del terminale bloccato. Per lei come per me è stato difficoltoso perdere tutto questo tempo in coda e lei ad un certo punto se n'è dovuto andare. Per me è veramente assurdo che non si sia trovata una soluzione. Tanti di noi hanno speso ulteriori dieci euro in biglietti per rimediare. Soldi che guadagniamo lavorando e che vi abbiamo regalato per una vostra inefficienza. Mi sembra inconcepibile. Ma ormai è così che vengono trattati i consumatori. Come gli ultimi degli idioti. Come quelli che devono rimediare agli sbagli di quelli che dovevano offrire il servizio. E devono farlo in silenzio, perchè non possono fare altrimenti.Un addetto ci ha detto "salite sui mezzi senza biglietto e spiegate la cosa eventualmente ai colleghi". Gli è stato chiesto se questa cosa sarebbe stata una garanzia. Ha risposto di no. Abbiamo chiesto di avere un pezzo di carta firmato da lui che spiegasse questa cosa, che comprovasse la nostra affermazione. Ha risposto di no. Ha detto che sarebbe stato un rischio. Che eventualmente avremmo potuto contestare la multa. Siccome non abbiamo niente da fare, tra l'altro, poi possiamo pure andare in Stelvio a contestare. Come quella volta che dimenticai l'abbonamento e mi multarono. "Se la contesta automaticamente sale a cento euro e le garantisco che sarà in torto". Ok. Certo che ve ne sto regalando di soldi in questi anni.



Riassunto delle puntate precedenti: ad inizio novembre a Milano tutti i terminali di ATM sono rimasti bloccati per giorni. La gente impazziva in coda negli ATM Point per rinnovare gli abbonamenti e le tessere. Dopo ore in coda non concludeva nulla e doveva tornare a casa. Un sacco di gente ha speso dieci e più euro in pochi giorni per continuare a viaggiare regolarmente sui mezzi pubblici. L'abbonamento ordinario mensile costa trenta euro. Dieci euro sono un terzo del mensile. Ho scritto un reclamo in ATM Point. Mi hanno risposto oggi sulla mail dicendo che tutti gli studenti si sono precipitati all'ultimo giorno per rinnovare e questo ha generato delle code. Non è corretto: le code c'erano perchè i terminali erano fermi. E poi io non sono uno studente.

lunedì 25 ottobre 2010

Papi paga anche gli intellettuali!

Tempo fa su La Repubblica Flores d'Arcais aprì un dibattito sulla correttezza etica di tutti quegli scrittori e quei giornalisti che pubblicavano con Mondadori pur criticando da sempre aspramente Berlusconi e tutto ciò che rappresenta per l'Italia anche in termini imprenditoriali.

Ora Travaglio si inserisce nel dibattito: siccome a Il Giornale scrivono sempre cose tendenziose, lui ci tiene a replicare. Il Giornale, dopo l'ennesimo record di share di Santoro, aveva scritto che gli intellettuali di sinistra sono tutti stipendiati da Berlusconi.

E perchè, non è vero?

Travaglio retoricamente adduce due argomenti facilissimi: che in Europa si fa così normalmente e che neanche gli operai della Fiat amano Marchionne, eppure... Uno: in Europa non credo che la gente lavorerebbe per Berlusconi avendo certe idee, anche se lui sarebbe disposto a pubblicarle. Due: che tristezza questo paragone. Tutti gli intellettuali di sinistra più in vista d'Italia se non lavorano con Mondadori possono lavorare con altre case editrici, gli operai della FIAT non hanno alcuna alternativa, tant'è vero che hanno accettato anche la nuova Pomigliano.

Travaglio dice che Berlusconi si è appropriato ingiustamente di Einaudi e Mondadori. Embè? Una ragione in più per non lavorarci. E' successo forse ieri? Non mi pare. Hanno avuto tutto il tempo di fare i bagagli.

Io non ho nessuna voglia di giustificare queste persone. Sono nella posizione di poter scegliere il datore di lavoro e scelgono Berlusconi. Credo di sapere perchè: lui paga tanto. E allora se paga tanto, poi per piacere... non cerchino la mia approvazione morale.

Guarda un po': l'unico vero grande censurato resta Luttazzi, di cui nessuno sente mai parlare. E' appena uscito il suo nuovo libro ed è pubblicato con Feltrinelli.

Le idee si vivono, non si ciarlano.

sabato 23 ottobre 2010

Meltin pot ADV

Certi tram a Milano sono stati tappezzati da questa pubblicità. Ho riso da sola per la strada. Le pose da bambolotti, una luce bellissima, la cura del dettaglio infinitesimale in tutte le zone d'ombra e poi ovviamente...
"When you look better, everything looks better".







Advertising Agency: Armando Testa Milano, Italy
Creative Director: Michele Mariani
Deputy Creative Directors: Luca Cortesini, Lorenzo Crespi
Art Director: Laura Sironi
Copywriter: Maria Meioli
Photographer: Lorenzo Vitturi

Kandoo _ Milano


Oramai l'abbiamo capito. A Milano il sushi è chic e alternativo. E infatti i ristoranti giapponesi o asian fusion pullulano. Così quando ho visto che Kandoo in viale Corsica 38 si rinnovava e offriva un aperitivo per re-inaugurarsi mi sono fiondata. Sì, perché io sono chic e alternativa. Ma con poche aspettative: nonostante i vari nomi sensuali cool anglofoni di fusion ed experimental non ci avevo mai trovato nulla. Sempre solita solfa, insomma. Ma se ti offrono degli spaghettini al grano saraceno aromatizzati al té verde con trito di anacardi le cose cambiano. E stavolta il nome complesso corrisponde ad un sapore complesso.
Io ci tornerei. Merita.
Interni come al solito di design, luci soffuse, toni sul giallo/oro e nero. Gente che non mangiava da una vita. Calca in crescendo, al crescendo sono partita per altri lidi. A tal proposito: marron glacé e caramello al sale rosa dell'Himalaya da Grom. E c'è solo questo mese. Da esperire.

Kandoo _ Nippon Restaurant . Viale Corsica 38, Milano.

venerdì 8 ottobre 2010

Creativi in cerca d'autore

Uno dei problemi di oggi è: cosa dire.
La maggior parte delle persone sopravvive al problema dicendo costantemente cose irrilevanti o ripetendo le cose dette da altri. Per questo provo una sottile nausea nei confronti della maggior parte dei creativi: non fanno che ripetere le storie altrui.
Magari tecnicamente in modo ineccepibile ed è questo il guaio. Così è ancora più difficile sgamarli.
Hanno visto e sentito così tante cose che continuano ad attingere pacificamente ed eternamente agli universi altrui.
Sono come gli attori da soap nelle grandi produzioni in costume. Bellissimi costumi, sontuose ville, spettacolare hairstyle, e poi basta.

Breviario comico del fenomeno (rubo la dicitura a Michele Serra):
Panasonic Lumix "No expert" Adv

Autopsie

Quando ho letto i dettagli dell'omicidio di Sarah Scazzi sono stata male. Ho visto degli istanti nella mente.E' per questo che non capisco per quale ragione i giornali insistono ancora su questa vicenda con i titoloni e i retroscena.
Non basta mai?
Non si dovrebbe semplicemente rispettare la memoria della ragazza e il dolore della famiglia?
No. Dobbiamo insultare il mostro, sapere i dettagli, cadere nello sconforto e nausearci fino al vomito.
Dobbiamo sventrare questo cadavere all'infinito.

Ndr: non volevo sapere i dettagli, ma in questi giorni sulla bacheca di Facebook sono venuti fuori decine di links e non era necessario cliccare leggere di più.

venerdì 24 settembre 2010

La prima puntata di Annozero

Minuto 08:00.
"Qua si parla di perdere il posto di lavoro e questi si stanno a dividere le stronzate"...
"E' ora di finirla. MA QUALE CAZZO DI CASA A MONTECARLO? Fini, quest'altro... La dovete smettere. State mangiando con i soldi nostri da quarant'anni"

venerdì 10 settembre 2010

Vogue Fashion's Night Out


Ho cenato alle nove, sono uscita di casa alle nove e mezza, ho aspettato il bus per un quarto d'ora insieme ad una badante dell'est, ho passato solo un quarto d'ora in Corso San Damiano per il traffico automobilistico, ho visto Chiara Ferragni e altro che foto, di persona sembra una principessa delle favole, poi sono entrata nel Design SuperMarket della Rinascente e dopo un po' "Il negozio è chiuso", tornando in San Babila sono partita per viaggi intercontinentali guardando la vetrina di Oysho (a riguardarla stamattina in foto che brutti vestiti) e successivamente quella di Oviesse con la casetta sull'albero che ha la luce fluo verde dentro, ho letto la parola Bottongufi e ho riso per dieci secondi, me ne sono andata a casa che avevo sonno.

Ehhh, vita mondana.

domenica 5 settembre 2010

Son tre piccoli porcellin, trallalalalà.



Ieri ero su Youtube con la mia nipotina a guardare cartoni animati; capita tra i video correlati “I tre porcellini” nella versione oldfashioned di Walt Disney. Sorvolando su quanto fossero belli i porcellini, i loro abiti e le loro voci, ho notato una cosa terribile. Ogni porcellino in casa sua aveva dei poster appesi al muro. I primi due porcellini superficiali avevano dei poster di porcelline sexy o vestite da ballerina. L’ultimo porcellino, il più giudizioso, aveva un quadretto di una enorme porcella che allattava una decina di porcellini. Didascalia: Mother. Nell’altro quadretto, salsicce su fondo bianco. Didascalia: Father.


Ma potranno questi porcellini, almeno nelle favole, vivere spensieratamente?

No. Anche nelle favole incombe la realtà.


Walt Disney- I tre porcellini (1933)

mercoledì 25 agosto 2010

Manish Arora (a/i non è b/w)

Spesso le sfilate autunno/inverno sono torve, piene di pellicce e altre cose noiose.
Ma non in India. Non quelle di Manish Arora. Posso solo dire che è un pazzo! Lo stylist di Lady Gaga dovrebbe dargli un'occhiata... Anzi no, meglio di no. Non è il caso. Basta Lady Gaga. Con il video delle fiamme fatte in After Effects.

Comunque: sezione shoots e adv assolutamente No. E' così: le cose molto, molto barocche trovano la loro espressione solo nella assoluta perfezione. Altrimenti fanno star male. A me di solito piace il senso della follia molto misurato di Miuccia Prada, non le follie a caso. Però non so, questi abiti da lampada Art Nouveau riescono a piacermi.



Da tenere d'occhio.
Manish Arora

domenica 15 agosto 2010

Iovadoinchebancaedavròilduecccinquanta

Odio la stolidezza di quest'uomo.
Odio il codazzo di idioti che balla dietro di lui.
Odio la canzone che mi rimane sempre in mente.
Odio Che Banca!
Odio il gruppo Mediobanca.

Silvio, Silvio, Silvio!
Ti penso sempre mentre la sento.

"Luivainchebancaedavràildueccinquantaa." Che odio. Che odio! CHE ODIO! per la stolidezza, Bah. (con la b maiuscola.)



Ps: per gli irriducibili (o gli irrecuperabili, tipo me), ecco la base del karaoke.
http://www.youtube.com/watch?v=pOCxegQupMU

Richard Renaldi - Touching Strangers


A New York un fotografo si è messo a fermare delle persone che non si conoscevano tra loro chiedendogli di posare per una foto abbracciati o mano nella mano.
I risultati sono a tratti surreali, a tratti forzati, a tratti inquietanti, a tratti emozionanti.

Richard Renaldi - Touching Strangers

mercoledì 4 agosto 2010

Alla frutta (marcia, però)


(Bucchi 2010)


Beh, ci voleva solo oggi per far capire esattamente anche agli scettici dove fosse indirizzato il percorso spirituale del grande politico Fini.

Io l'avevo capito molti anni fa.

Siamo messi male se speriamo in Fini perchè Berlusconi cada.
Ma comunque Berlusconi non cadrà.
Ciao Silvio, baci

giovedì 29 luglio 2010

Tra dodicimilaquattroquattrocinquemila settimane enigmistiche



Non so che pubblico possa avere e se faccia ridere alle persone, a me la nuova campagna de La Settimana Enigmistica fa piangere dalle risate! E' semplicemente geniale!

Se vogliamo parlare poi del giornale in sè, è un oggetto di culto e fonte di infinita ispirazione per me. Chiusa parentesi!

Agenzia - Ogilvy&Mather
Direttore creativo esecutivo - Roberto Greco
Art director - Matteo Ruisi
Copywriter - Maurizio Rosazza Prin

mercoledì 28 luglio 2010

Zhang Huan al PAC di Milano

A proposito di Zhang Huan che dice che Buddha è tutti noi.

Al PAC di Milano c'era la sua mostra. Ultimamente Milano si sta interessando molto di arte contemporanea cinese e questo lo apprezzo molto. Ero stata a "Cina Rinascita Contemporanea", una collettiva di artisti contemporanei cinesi di diversi media a Palazzo Reale.

Avevo visto Zhang Huan tra gli artisti performativi e avevo dovuto leggere il catalogo nel negozio all'uscita per capire qualcosa sulle sue performance, visto che nella sua sala c'erano solo i cartoncini con scritto nome dell'artista e nome dell'opera. Non mi aveva colpita particolarmente.

La foto mostra Berlin Buddha, una scultura di cenere che tende a sgretolarsi. Lui usa molto la cenere degli incensi dei templi buddisti per i suoi dipinti e le sue sculture.

Accanto alla statua c'era scritto: «Ashman è l'eroe che porto nel cuore, la personificazione di molti desideri e anime molteplici. Ashman sogna, sostiene la giustizia, definisce un nuovo ordine internazionale, persegue la pace per sconfiggere la guerra terroristica, interagisce con la Terra in maniera ecosostenibile, rende l'umanità più pacifica, più libera. Porterà a Milano una profonda, universale, armonia per l'umanità».

C'era un backstage della realizzazione di quell'opera: lui mi era sembrato molto tranquillo e positivo. La prima cosa che mi era venuta da pensare vedendo quella statua invece era stata la morte del dio. Invece lui diceva che la testa del Buddha che cade sta a significare che Buddha è tutti noi. Non ha una sua immagine propria.

La scritta su Ashman mi era sembrata inquietante e l'avevo immaginata pronunciata da un bambino con davanti agli occhi l'apocalisse. L'ossessione per i teschi e e la cenere astratta di certe sue tele mi aveva persuasa di una poetica cinica, profeticamente disillusa.

Poi ho visto "Earth Life", varie tele con dipinti degli insetti che sembravano quasi muoversi e ho capito quanto fosse diametralmente distante da me ogni cosa di lui. Quest'uomo avverte la forza pulsante della vita negli insetti e nei teschi in decomposizione. Io non potrò mai capire, probabilmente.

Asmara, ristorante etiope a Milano

http://www.ristoranteasmara.it/

Zona porta Venezia, facilmente accessibile, un posto dagli arredamenti un po' coloniali e un po' casuali, un menù di circa tre pagine dove quasi tutto è scritto per la maggior parte con termini originali in lingua, una signora moltomolto simpatica che sembra Zhang Huan mentre dice che Buddha è tutti noi, lo chef che porta le pietanze di persona al tavolo.

Sapori a noi lontani e quasi inestricabili, antipasto misto a tratti fantastico e comunque molto light, di secondo ho preso macinato quasi crudo (e io aborro di solito la carne cruda) con "burro speciale" ed altre verdure di condimento. Da accompagnare con uno strano pane spugnoso che fa anche da piatto ai secondi (in realtà i primi non ci sono) che su Sale e Pepe veniva definito crèpe marocchina. Particolare. Nessuno spazio per il dolce.

Non costa molto. Ero pienissima con solo queste due cose.
Lo frequentano anche i connazionali: buon segno, direi.

(Il classico dei cinesi sui ristoranti cinesi: noi non mangiamo come nei ristoranti cinesi per voi occidentali).

Canzoni a loop molto romantiche e un po' etnico-pop. Sì, ci voleva la sparata finale. Embè.

Diesel adv in dialetto milanese



Ma da Diesel si sono accorti che a Milano sono tutti extracomunitari e terùn?

martedì 27 luglio 2010

Gabe and Eli di Rob Goldman



Di donne nude seppiate/bw/naturali/daylight/soffuse/pellicola ne ho viste fin troppe, mi sono altamente rotta. Fortuna che non ho desistito dal portfolio online di Rob Goldman e ho trovato questo:
http://robgoldmanphotographer.com/photography/portfolio/Gabe-and-Eli/52


Non so cosa c'è in queste foto. Sembrano lontane e silenziose.

venerdì 16 luglio 2010

Golden, di Carsten Witte

Di solito odio i dittici e le foto dei dittici da sole non stanno in piedi. Come odio i dittici delle donne che fumano. Ma questa è un'altra storia. Questi dittici invece sono semplicemente perfetti, si compenetrano incessantemente. Bellissimi. E gli perdoniamo pure la retorica.

PS: gli altri lavori del sito non meritano dopo aver visto questi.

http://www.carstenwitte.com/





giovedì 15 luglio 2010

Yann Tiersen in concerto a Carroponte.

video
Synth a caso, una band che suonava a caso, un sacco di casino, sembrava Yanni in versione si è rotto il disco. Poi ha suonato con il violino il soundtrack di Goodbye Lenin ed è stato molto bello. Tanta gente era perplessa. Se volevate comprare Dust Lane di Yann Tiersen non fatelo. Non è ambient, non è metal, non è elettronica, E' uno spreco di soldi.

PS: Belle le luci al Carroponte.

Il marito della parrucchiera



Ho passato tutto il film ad incazzarmi col protagonista e a compatire la protagonista.
Se non altro bel trattamento, bei colori, belle inquadrature, molta sensualità delicata, bella narrazione.
Ma continuava a darmi fastidio il protagonista. Stonava. Forse stonava l'intera storia d'amore. In realtà quella storia d'amore era solo inquietante. Ma che storia d'amore è?
Evvvabbeh-un po' troppo poeticamente allucinato per i miei gusti. Sotto la morbida patina retrò si nascondeva qualcosa di orribile a mio parere. Non era leggero come dicono tutti. Era pesantissimo. Ma quale commedia.

domenica 11 luglio 2010

Panique au village 17:50 PM - Toystory 3 22.30 PM

Premetto: che sfigata, ho visto un film 3d in 2d. Solo 2. A fronte anche della mia 5d. ._. Occhei, basta scemenze.



Desideravo da tanto tempo vederli entrambi e ho fatto la maratona (in realtà ho anche avuto il tempo di tornare a casa e cenare con la pasta.)

Pensavo che nel confronto avrebbe assolutamente perso il colossal. Effettivamente se devo essere sincera Panico al villaggio è qualcosa di sensazionale. D'accordo, Nightmare Before Christmas è un ottimo precedente, ma ci rendiamo conto che nell'epoca del 3d e dei cartoni animati strabilianti questi due pazzi furiosi si sono messi a far muovere dei pupazzetti frame dopo frame?

E poi vabeh, succedono cose senza senso dal primo istante all'ultimo, gente che ordina per sbaglio 50 milioni di mattoni e decide di nasconderli ammucchiandoli sulla propria casa che poi giustamente crolla, un cavallo che ricostruisce una casa in una giornata (tetto escluso) e animaletti marini che vengono su da uno stagno e gli rubano le mura... Cose così, e uno sta lì con la bocca spalancata ma dopo un po' comincia a trovare tutto assolutamente normale.

Certe scene erano da filmstill di cinque minuti, avrei voluto vederle meglio. Gli interni erano qualcosa di incredibile, un sacco di dettagli nell'arredamento, negli oggetti, nelle azioni dei personaggi... Una caffettiera a tre becchi, un dentifricio gigante appeso al muro sottosopra con una specie di graffetta, una vending machine di waffel anch'essi inspiegabilmente molto grandi. Sarebbe da vedere e rivedere. One in a million.

Beh, ToyStory3. Di solito non si vede ToyStory3 dopo aver visto Panico al Villaggio. Casomai al contrario. Ma ovviamente uno dei due era in programmazione a tutte le ore e l'altro era già un miracolo che fosse proiettato.
Non mi ricordo assolutamente ToyStory1. Quand'ero piccola l'avevo visto e avevo sperato che di lì in poi si sarebbero fatti i cartoni solo in quel modo, tutti plasticosi-treddì-liscilisci (loooooosoooooo, che non c'era il tredddì all'epoca, ma a me sembravano tredddì, occhei?). Che tristezza, se ci penso ora. Cose come gli Aristogatti non torneranno mai più. Tratto stupendo. Ad ogni modo, all'epoca pensavo così, ma non avevo assolutamente capito niente della storia e soprattutto avevo trovato brutto e odioso il cowboy. Non delle belle premesse.
Certo non c'è paragone tecnicamente parlando per ciò che mi ricordo, in questo ci sono delle luci bellissime e realistiche al massimo, texture di vestiti e peli veramente impressionanti... Giustamente hanno dovuto mantenere continuità col primo e tenere i bambolotti come persone, che praticamente sembravano più giocattoli dei giocattoli. Detto questo: sentimentalismo nelle dosi corrette (per una volta...), il bambolotto guercio che farà parte degli incubi di 2/3 dei bambini che l'hanno visto, il peluche anziano che è semplicemente diabolico (o forse è diabolico chi l'ha concepito, non lo so.), Barbie e Ken adorabili (ma Mattel avrà forse messo qualcosina sul tavolo?), Buzz in versione hispanica che faceva morir dal ridere tutti, me compresa, ma dopo stasera faremmo forse meglio a ricomporci.

E boh, tante piccole gag carine, tipo Mr Potato che si riattacca i pezzi della sua faccia su una frittella, la bomba atomica di scimmiette assassine e poi l'imperdibile Ken, sia mentre sfila sia quando è legato in mutande a un racchettone da spiaggia. Niente male, fanno molto ridere i personaggi e le caratterizzazioni ma la storia è veramente babba. Ovviamente, si dirà. Anche quella di Panico al Villaggio lo è, eppure... Ok, è pur sempre la Disney. E diamoglieli, và, anche a loro, questi 7 euro e 50. PS: non credo che in 3d fosse "3 volte più divertente". OOh. Uff. Ok. Magari avrei voluto vedere la luce del tramonto nella stanza dell'asilo in 3d. Quella sì. Peccato. PS2: la gente ha riso anche un sacco in sala quando Barbie ha detto una cosa sulla democrazia partecipativa ostentando serietà. Ahahaha.

domenica 4 luglio 2010

Dedicato agli italiani



Poveri noi, se sono arrivata a far le ricerche sociologiche su facebook, mia sorella sarà inorridita

lunedì 24 maggio 2010

Rilievi del colle parte II.


"Altolà di Napolitano al governo: Non firmerò più decreti stravolti." O mi portate la penna, oppure mi secco ogni volta a cercarla nel cassetto.
(La Repubblica di ieri)

sabato 22 maggio 2010

Avviso ai naviganti


Azzeccare dieci numeri su venti è più difficile che azzeccarne sei. Vincere 4000 euro al mese per vent'anni vuol dire avere dei soldi che si svaluteranno costantemente. Vincere subito il montepremi del Superenalotto implica che i soldi verranno investiti e seguiranno l'inflazione.

In entrambi i casi è inutile bagnarsi: non succede mai.
E poi gli italiani dicono di odiare le tasse.

martedì 18 maggio 2010

Il sapore della vita



Ci sono tante cose a cui siamo abituati che non destano più in noi alcuno scandalo nè alcuna meraviglia. Tra queste, gli aromi artificiali. La maggior parte delle persone dice che sono una snob a fare questo discorso. Io dico che sono ragionevole.

Tutto parte dalla macchinetta del caffè delle nostre pause. "Bevanda al gusto di latte con cioccolato". La nostra vita è scandita da cose al gusto di. Mi domando dove sono finite le cose vere.

Io non compro i prodotti con aromi artificiali. Tra l'altro secondo la normativa UE la dicitura "aromi" indica quelli artificiali, mentre "aromi naturali" è chiaro così. Mi domando se non sia voluto.

Se il cioccolato ha gli aromi vuol dire che è di scarsa qualità. Quale cioccolato ha gli aromi? Nero Perugina, nonostante la loro suggestiva campagna pubblicitaria sulla sensorialità. Novi. Nestlè. Ferrero. Quali no? Si contano sulle dita.

Se la pizza ha gli aromi vuol dire che le cose sono messe lì per bellezza e lavorate così tanto che non hanno più alcun gusto (non esistono pizze con gli aromi? Pizza Ristorante Cameo ad esempio?)

Se i cereali per la colazione hanno gli aromi vuol dire che per la maggior parte sono segatura. Avete mai mangiato dei cereali al cacao senza aromi? Io sì. E' tutto un altro gusto. Sono cresciuta col latte e Nesquik e adesso odio i cereali con gli aromi. Li sento come di cartone. Quelli veri hanno tutta un'altra profondità di gusto.

Se lo yogurt alla frutta ha gli aromi vuol dire che non c'è frutta abbastanza per dargli un gusto. Anche la crema di yogurt di Muller ha gli aromi.

Non è un discorso snob. Si tratta solo di capire cosa sto mangiando. Perchè certe cose hanno bisogno degli aromi? O perchè devono assumere un gusto particolare che non è ricreabile (tutti i prodotti Kinder, la Nutella....) oppure per compensare sugli ingredienti. E la cosa più assurda è che la maggior parte delle volte non sono i prodotti più economici ad avere gli aromi, ma quelli più pubblicizzati.

A nessuno interessa sapere che gusto hanno le cose sul serio? A nessuno interessa sapere che le cose per cui sbaviamo ed ingrassiamo sono delle cose dai sapori anonimi che sono state profumate in un laboratorio? Io preferisco ingrassare con le fette di torta di Princi. (Questa era una considerazione snob.)

Io non ci sto a vivere una vita al gusto di.

martedì 4 maggio 2010

Il partito dell'Odio (Ma dai.)


http://www.facebook.com/pages/VIODIO/119358954756289


Per una volta Silvio aveva ragione: perché passare la vita ad odiare?
E io, poi, perché dovrei perdere una buona occasione per fare la moralista fintointellettuale? Eh? Perché mai! Così ho pensato di recensire questa pagina.

Come sempre su Facebook ciclicamente passano delle "mode". Un sacco di gente trova assolutamente divertente o interessante una tale cosa e quindi la condivide o la fa (che poi è un po' la stessa cosa) su Facebook.

E qualche giorno fa ho trovato immagini di persone diverse con lo stesso font, numerate, strutturate su fondo nero con la formula "x cosa"+ "ti/vi odio". Allora sono andata sulla loro pagina di provenienza e ne ho guardate un po', fino alla 60° circa.
Stavo per condividerne una anch'io, precisamente "Allevi ti odio". Ma poi ho pensato: pesiamo le parole. Di Allevi non me ne frega proprio nulla. D'accordo, non mi piace la musica che fa nè come si atteggia. Ma odiare no. Non mi fa nè caldo nè freddo.

Mi è montata dentro una nausea, di immagine in immagine. E ho dovuto smettere di leggere. Ma odi tutto! In una giornata quante cose ti fanno incazzare? Quanta gente ti dà fastidio? Quante cose tra quelle menzionate bastano per rovinarti la giornata?

Pesare le parole è importante sul serio. Io chatto, scrivo sms, scrivo su Facebook, leggo per la maggior parte del tempo riviste, quotidiani e manuali tecnici, dico parolacce, il mio vocabolario fa sempre più pena. Pesare le parole vuol dire anche pesare i propri sentimenti, le proprie reazioni. Dare sfumature alla propria vita. Che romantica, eh.

Che poi alla fine tutta questa mia esagerazione si riduce in realtà a: Va bene, odi questo, ami quello, non capisci questo, hai capito quello. Ma che bisogno c'è di pensar(ti) mentre sei connesso su Facebook? Siamo ancora in grado di pensare a noi stessi e fare delle considerazioni senza sentire l'urgenza di renderle pubbliche? Io mi rendo conto che spesso non sono in grado. E' per questo che ho un blog, forse!-tra le altre cose.

Non sarebbe bello prendere appunti delle cose che vorremmo condividere su Facebook prima di scriverle lì? Giusto per capire se veramente l'esigenza di condivisione era sensata oppure no.

Sto cercando di riprendere contatto con carta e penna. La virtualità mi diluisce la personalità.
Signore e signori, buonanotte.

domenica 11 aprile 2010

Rossopomodoro: recidiva.



Linguine di Gragnano trafilate a bronzo con colatura di alici di Cetara presidio slowfood, aglio, olio e limone di Sorrento.

Ci sono ritornata, perché ero con altre persone che avevano deciso di andarci. Ho preso quelle linguine. "Sono salatissime". "Sì?" "Sì. Ti portiamo un limone per sfumare il sapore molto deciso" Mi portano un guscio di limone accuratamente pulito, nessuna traccia di limone. Boh? Ovviamente non erano per niente salate. Anche se fossero state linguine di Gragnano trafilate a bronzo, erano scotte e annegavano nel condimento. 9 euro e 50. Per il resto discreto sapore, anche se sinceramente non mi aspettavo una cosa così scialba per una lavorazione così lunga ed articolata.

Poi ho preso il salame al cioccolato e castagne. Dopo qualche boccone ho trovato un pelo. Anche abbastanza robusto ed incurvato. Ho avuto senso. Sono rimasta con la forchetta sospesa in aria per tre minuti cercando di chiamare un cameriere. "Sono allibita. C'è un pelo, vede?" "Lo sostituiamo?" No, lo mangiamo. Dopo altri tre minuti arriva un altro cameriere che ci tiene a precisare "Comunque quello era un pelo della castagna. E' capitato altre volte. E' il pelo della castagna, non è niente di che." "Capisco."

Grazie assaje.
No, di solito non sono così. Sono gli altri che mi incattiviscono. :)

sabato 10 aprile 2010

MAC versus PC


Ho passato tre anni in una scuola piena di MAC nuovissimi e bellissimi. I miei colleghi si sono praticamente convertiti quasi tutti, a parte cinque. Cinque su trentadue. Mi sembra eccessivo.

Nessuno, dal primo giorno di IED, ha mai mancato di affermare laconicamente: "Beh, ovviamente il MAC per la foto è perfetto, PC non è neanche da prendere in considerazione".
Non lo nascondo, anche io ho avuto quaranta giorni di tentazioni.

Il primo anno mi sono detta: devo abituarmi.
Il secondo anno mi sono detta: sono io che non capisco o è stupido lui? (Tutti i MAC users sentenzierebbero: TU. Ovviamente.)
Il terzo anno mi sono detta: perchè Final Cut non c'è su PC? Forse professionalmente il MAC rende meglio? Allora dovrei avere un MAC per essere professionale. Tremendo.

Alla fine sono arrivata ad una conclusione: non c'è un sistema perfetto. Entrambi hanno delle pecche.

Il MAC non invecchia: bugia. Dipende come per il PC da come lo si tiene. Ho anche io messo mano su MAC inchiodatissimi e 4gb di RAM.

Il MAC gira più veloce del PC: dipende dal sistema operativo che c'è sul PC. Vista ha fatto schifo, ma hanno rimediato con Seven.

Col MAC puoi fare tutto: da Garage Band a Photoboot a Imovie. Francamente di queste cose non me ne faccio niente e anzi le detesto profondamente.

Col MAC non prendi mai virus. Questo è vero. Ma tu devi per forza aprire ogni giorno slutload.com e tutti i siti di streaming del mondo? E devi per forza usare Int r n t xplor r? Io l'ultima volta che ho preso un virus è stato quando avevo quindici anni. A parte che ho comprato Kaspersky 2010 e quindi accedo tranquillamente a slutload.com tutte le volte che voglio. Ahaha. Scherzo! Non voglio.

Il MAC è userfriendly: probabilmente sì, o probabilmente no. In tre anni non sono mai riuscita a trovarlo ragionevole in tutte le sue peculiarità. Le applicazioni che continuano ad andare anche se le hai chiuse, gli effettoni di transizione da una finestra all'altra, il caps locks che è su una tastiera così impalpabile che una volta su due non lo sente. Office libertino, la marea di ghost file che genera in automatico, le finestre eccessivamente mobili ed elastiche. Così come le cartelle e i file che è possibile sovrapporre anarchicamente. E avere a portata di vista quattro applicazioni aperte simultaneamente. Ma ALT TAB è così tanto da sfigati? Insomma piccolezze. Stupidaggini. Che mi danno sui nervi.

Ma: Anteprima visualizza i psd e i cr2. Le miniature di Quicktime visualizzano un filmato intero. La gestione del colore è molto più curata. Volendo nel tempo libero uno potrebbe guardare tutti i solidi dei profili colore. Ahaha. Scherzo.

Inoltre, cosa fondamentale, ho sempre apprezzato la barra dei programmi, credo sia fantastica. Geniale. Escludendo il promemoria del MELA Q perenne. E tutte le orrende animazioni. E infatti il caro Bill mi ha accontentata e su Windows Seven l'ha copiata in toto. Grazie Bill! Ti voglio bene! Ma Int r n t xplor r no, dai. Vivo tranquillamente senza. Certo, niente Final Cut. Vabeh. Costa 1500 euro, del resto.
E poi DIGIAMOLO, VA. Odio l'aura che c'è attorno al MAC, attorno al TOUCHeverything. "Puoi scorrere con due dita, pizzicare, sfiorare e ruotare per interagire con documenti, immagini e applicazioni". Grazie, sono antica, sono ancora con ALT TAB. Questione di gusti.

venerdì 2 aprile 2010

Shopaolic

La tipica shopaolic è nel pensiero comune una fashion victim. Non si scappa.
Ma la verità è che c'è un esercito di shopaolic che agiscono nell'ombra senza che nessuno, a parte i familiari stretti, ne parli. Si tratta di quelle come me. Quelle che seguono gli sconti dell'Esselunga come i grillini l'RSS del blog del loro beniamino.

Ci pensavo l'altro giorno, quando sotto il lavandino del bagno ho contato quattro confezioni di Vernel Cristalli. D'accordo, l'ho preso sempre in sconto, cosa molto rilevante visto il suo prezzo, ma quanto tempo mi ci vorrà per consumarlo? Razionalmente si dovrebbe parlare in questo modo. Invece a me viene solo da pensare che un giorno potrei averne bisogno e mi troverei a comprarlo a prezzo pieno, sentendomi una stupida a non averlo acquistato prima in modo da farne scorta. Sono mesi su mesi che lo mettono in sconto, comunque. Potrà anche essere stato eletto prodotto dell'anno e via dicendo, ma non se lo fila nessuno.

C'è una cosa che modestamente mi eleva rispetto al consumatore medio: spendo quanto lui ma ho tutto di ottime marche. Ma siamo sicuri che ci stia solo risparmiando? In un certo senso è come fare un abbonamento annuale invece che comprare il biglietto, magari risparmi ma stai comunque dando un mucchio di soldi in avanti senza sapere se domani ti schianterai contro un tir oppure no.

E poi mi piacerebbe capire davvero i meccanismi con cui l'Esselunga elabora i suoi sconti. Posso immaginare: giacenze, lancio di un nuovo prodotto, volano per un prodotto uscito da un po' ma che ancora stenta a decollare, orientamento verso un certo marchio, chessò io. Ma mi vengono in mente anche delle cose più inquietanti, come stimolare il consumismo all'infinito e stimolare certi stili di vita piuttosto che altri. Se uno ci pensa su senza pregiudizi ciò che sembrava una paranoia è una realtà semplice e lineare.

Non è proprio vero che noi scegliamo il prodotto dagli scaffali, è il prodotto che sceglie noi, e lo fa attraverso una serie di strategie e richiami suadenti. La scelta decisiva, il sì e il no, l'aut-aut, passa per i nostri consumi, definiamo così la nostra personalità. Possiamo dire che non è vero, che ci definiamo soprattutto in altri modi. Ma non è così. Era vero forse da bambini, perchè non avevamo dei soldi da poter spendere, o comunque non così tanti, e non potevamo scegliere le cose da mangiare (io sarei cresciuta a panini all'olio con la nutella e dessert freschi galak!). La nostra società si basa soprattutto su questo. Il lavoro che voglio fare da grande si basa soprattutto su questo.

Certe volte penso alle carte Fidaty che una marea di nordici possiede e fa aggiornare ad ogni spesa. Tutta la nostra vita è lì, o quasi. Potrebbero sapere quasi tutto di noi. Quasi tutto. Glielo lasciamo fare in cambio dei punti fragola, per una borsa o un biglietto di teatro. Ci svendiamo facilmente. Trovo tutta questa storia molto eccitante, da tutti i punti di vista.

lunedì 15 marzo 2010

Alice in Truzzoland



All'inizio mi stava piacendo.
La stanza con la "DRINK ME", "EAT ME" e la chiave era bellissima. Certo, quella famosa discesa all'interno dell'albero nel trailer mi ha fatto vergognare per Tim Burton. Ma Jesus, almeno non farlo in 3D. Tutta sfocata, poi.
Va bene. Arriva in Wonderland, e ok, la topolina con la spada sembra un personaggio di Shrek, e poi perchè deve essere incazzosa. I fiori ci sono solo per dire che sono lì, si vedono mezza volta. Tutti dicono banalità sul fatto che lei sia o no Alice. C'era un coniglio con panciotto e occhi rossi e io lo vedo in tutto un minuto e soprattutto non dice nulla di interessante. Sembra una recita delle elementari.
Prima scena ad alta velocità. Così, gratuita. Ecco qui, perdetevi un po' gli occhi tra i plasticotti di fogliame e lo sfocato estremo. Che poi la gente dice "E' per bambini, ecco perchè Burton non si è espresso al meglio". Seh, bello per i bambini un occhio infilzato. Brrr.
Il castello della regina rossa: Splendido. I ranocchi col frac: Eccellenti. Il ranocchio sporco di marmellata: Senza parole. L'occhio del fante, cuore più cicatrice: Wow. La regina rossa: Un'autorità suprema. Fantastica.
Il tavolo del cappellaio matto: ambientazione d'effetto, la lepre è sensazionale. Ma Depp... Depp... Dio mio, quel Depp. Da Willy Wonka passando per il pirata dei Caraibi arrivando a Parnassus: ma riesce a cambiare personaggio? Trucco, parrucco e styling interessanti. Ma chi se ne frega, Burton si circonda di collaboratori fantastici. Solo che lui è smorto. Vive di rendita- tra costumi, make-up elaborato, bellezza, fama precedente.
Cinque minuti di tè con i matti. Dopo di che comincia tutto il palloso. Meno male che c'è la Regina con la sua corte di gente stramba che ci rinfranca lo spirito.
La Regina Bianca è più nauseante di un mashmallow pucciato nel caramello, dunque bellissima. Poteva osare ancora di più, ma le vogliamo bene lo stesso. E' pur sempre Anne Hathaway. Certo che potevano risparmiarle le sopracciglia nere ultradefinite e ultraspesse alla Madonna degli anni 80. L'unione con il rossetto scuro era veramente troppo citazionista.
E poi? Tutto scorre senza motivo fino ad arrivare al glorigioioso chessò io. E allora quanto bello è il render 3d della scacchiera nella landa desolata? Quanto certi digital works che infestavano i nostri desktop degli anni 90, esattamente così. Belli gli aloni dietro le teste delle regine, che gusto, che innesto, gimme, gimme gimme gimmeeeeeee. E poi combattimenti senza senso e il mostro senza senso che muore. Tutto in un 3d da mal di testa che riesce ad essere a tratti peggiore anche di quello di Gardaland.
Non spenderò nessun aggettivo sulla paranzadanzadellademenza. Basterà del silenzio accompagnato da un profondo respiro per tranquillizzarsi. De-strabuzzare gli occhi per piacere.
Ma la fine... Il ritorno a casa... quello è veramente il trionfo della deficienteria più totale. "Oh, sì, hai appena smerdato mio figlio davanti a tutti e sei così anticonformista, Alice cara, sei subito assunta come GeneralDirector della mia compagnia di commercio! Come dici? Esplorare i mercati della Cina? E' allucinante e folle ma mi piace! Facciamolo subito!"
Fine del film.
Ah, già! Alice! Una bellissima modella per tutti i bei vestiti che aveva indosso. Era capace di altre espressioni oltre a "quanto mi piacerebbe essere Lily Cole"? Buh.
Che delusione! Lo aspettavo da innumerevoli anni.
Sta proprio scadendo Tim Burton, seguendo a ruota Johnny Depp. Non è nè per bambini nè per grandi. E' solo palloso. Se volevo vedere una guerra stupefacente ripescavo il DVD originale de Il Signore degli Anelli. Ah, i bei tempi quando ancora noi si guardava i film in due dimensioni. Si rimpiange Avatar.
E poi per piacere, basta con sta retorica della follia. I veri folli sono emarginati il più delle volte. Mi sembra che il nostro folle, misterioso, bizzarro e geniale Tim Burton si sia assolutamente normalizzato. Ha trovato il suo posto nella società. Fossi in lui mi stancherei della recita.

mercoledì 10 marzo 2010

Adobe PS CS4 for Photographers di Martin Evening

Mi sto appassionando a questo libro come mi ero appassionata solo al Nome della Rosa o a certi numeri di Dylan Dog.

Vedo la faccia di questa tizia che emana fotoritocco da ogni pixel e ho una voglia immotivata di mettere le mani su questo libro, fosse anche solo per accarezzarlo e sfogliarne le patinate pagine a colori.


Le 700 pagine mi spronano a leggere ogni giorno 40 pagine. Ogni momento libero è buono. Sta diventando patologia. Spero che finisca presto tutto. Voglio uscirne.

martedì 9 marzo 2010

Rossopomodoro


In questo periodo in cui tutto tende ad uniformarci e neanche la politica ci dà occasione per fortificare la nostra identità si vuole fortemente trovare un modo per differenziarsi. A questo proposito arrivano in nostro soccorso il DioBIO, lo snobismo dello slow food, il minimal chic del mangiar sushi, i market con i prodotti dopdoctropbop, e via dicendo.

L'uomo è quel che mangia, e dunque Io non mangio al fastfood, Io non mangio cibi con aromi artificiali, Io mangio i cereali bio, Io compro solo olio dop, Io leggo le etichette, Io amo la zuppa di miso, Io mangio solo patatine hand-cooked from England e di conseguenza se voglio mangiare una pizza vado da RossoPomodoro a Milano. Questo perché io sono rimasta vittima di una retorica pubblicitaria che fa l'occhiolino a uno stupido mood che pretende di definirsi culturalmente superiore.

E dunque, a parte a' partenopea, che poi sarebbero le bruschette che con l'arrivo dell'estate fa mia zia Nunziatina quando ci invita da lei, la pizza ai 4 formaggi (non ricordo il nome figo) era moscia e acquea, il Chinotto Lurisia non lo avevano (solo Coca, Sprite e Fanta... wow.) e il tiramisù non solo era di due giorni fa ma era anche scenograficamente ricoperto da una coltre di Nutella (aromi artificiali, a voler fare la pignola). Come a dire: sì. Hai indovinato. Abbiamo cercato di prenderti per il culo. Però il piatto trasparente quadrato con lo zucchero a velo setacciato su è molto bello. Devi ammetterlo.

MenomalecheperòhomangiatosoloformaggiDOP. Ma vaffancetera va. Venti euro. La prossima volta faccio la zotica

lunedì 8 marzo 2010

Qualche parola a caso sugli Oscar

Che altro voleva di più Avatar? C'erano, appunto: belle luci, bella sceneggiatura e begli effetti speciali (premesso che ancora le piante plasticotto alla Tomb Raider non sono state affatto superate.).

Che altro voleva di più Quentin Tarantino? Penso di essere l'unica a pensarla così in tutto il mondo. Dal basso della mia ignoranza, Bastardi senza gloria: palloso, la non linearità dello stile è un pretesto per l'incoerenza, irriverente da nauseare, spessore degli attori zero (Brad Pitt pensava di essere un personaggio solo per dei baffi e delle smorfie?), spessore psicologico PARLIAMONE... Finale bello, has to be said. Violenza a gogò e la gente che muore dalle risate in sala a vedere quegli stronzi dei nazisti che per una volta le prendono e anche in modi gratuiti ed infinitamente crudeli. Tutto è infinitamente crudele ma fa ridere, banalità del male, quanta irriverenza. Per me non è giusto. Non con l'Olocausto. Non con una tragedia di milioni di persone. Spessore degli attori zero tranne per Cristoph Waltz, ovviamente. Lui è stato fantastico.

Up volevo vederlo ma ho visto solo 15 secondi al Disney Store.

Gli altri non li conosco.

Spessore della mia critica cinematografica: Zero :D

Festa delle donne

Una ragazza ha scritto al Corriere dicendo che oggi non c'era niente da festeggiare, dato che questo giorno di festa della donna ricorda semplicemente che gli altri 364 giorni sono la festa dell'uomo.

A me semplicemente non va di festeggiare, perchè sono alternativa e contro tutte le convenzioni. ahahaha. Scherzo. Non trovo il motivo di festeggiare, punto.

Dovremmo però ricordare in queste circostanze un paio di cose (retoriche, ovviamente. Sono la principessa della retorica io).
  1. I regali che facciamo alle nostre figlie-nipoti-cugine.
    Pensiamoci prima di regalare loro una Barbie supercool che come unica azione si veste per andare al ballo o per stare in cucina a preparare i biscotti per Ken.
    Pensiamoci prima di regalare loro il set della cucina o quello per le pulizie.
    Pensiamo se lo regaleremmo ai loro compagni maschi e anche se c'è un gioco più creativo che non si limiti a farle entrare nel simbolismo del ri-fare ciò che gli adulti fanno.
    Penso che i bambini (in genere) meritino di più del ri-fare. Dovrebbero più essere stimolati a creare che ri-fare.


  2. Il tempo che dedichiamo a creare il nostro universo di valori estetici.
    Il tempo che dedichiamo a sminuirci e a crearci insicurezze.
    Il tempo che dedichiamo ad essere frustrate per essere troppo magre o troppo grosse.
    Il tempo che dedichiamo ad essere frustrate per non avere tette o per averne troppe.
    Il tempo che dedichiamo a ritoccarci a Photoshop in un tentativo catartico di creare una persona virtuale.
    Il tempo che dedichiamo a comunicare la nostra bellezza attraverso cliché di sensualità precostituiti e banali.
    Il tempo che dedichiamo immancabilmente a dare retta alle persone più stronze.

domenica 7 marzo 2010

Detersivi per la casa con tensioattivi vegetali

Quando l'anno scorso sono stata a Fà la cosa giusta ( www.falacosagiusta.org/milano/ ) avevo visto per la prima volta i detersivi per la casa con i tensioattivi vegetali. Praticamente sono dei detersivi ecologici e quasi del tutto biodegradabili. Il problema era che costavano un sacco, almeno così mi ricordo io, quindi li avevo subito archiviati.

Adesso ho trovato all'Esselunga dei prodotti per la casa con questi tensioattivi vegetali, e ho scoperto che la differenza di prezzo con quelli normali va da 50 centesimi a 1 euro e qualcosa al massimo, così ho preso sia il detersivo per la lavatrice che quello per i piatti.
  1. il detersivo di piatti è trasparente come l'acqua perchè non ha i coloranti (la psichedelia del nostro lavandino presenta il conto all'ambiente.)
  2. il detersivo per il bucato ha un profumo molto più naturale.
Per la serie: un mondo diverso sta a noi immaginarlo e costruirlo. Basta poco. Basta solo cominciare...


"Il marchio Ecolabel garantisce il basso impatto ambientale del prodotto in tutte le fasi del suo ciclo di vita: dalle materie prime ai processi di lavorazione e al packaging fino alla biodegradabilità. Questo vuol dire limitare l’energia impiegata nel processo di lavorazione, non utilizzare sostanze dannose per l’ambiente e riciclare tutti gli sfridi di produzione.I criteri di attribuzione del marchio sono molto selettivi: sia i prodotti che le aziende produttrici vengono valutati attraverso una procedura rigorosa e sottoposti a continue verifiche dell'APAT, l’Agenzia di Protezione Ambiente e Servizi Tecnici." ( www.esselunga.it )

Tim Walker alla Galleria Sozzani

Premettendo che "It rained outside so we camped inside" è genialità pura,
diciamo che sono un po' rimasta delusa dalla mostra di Tim Walker nel complesso.

A parte la questione "Nessuna di queste fotografie è stata elettronicamente rielaborata" o quel che l'era, certo che no, caro, se hai la produzione di Vogue alle spalle, puoi realizzare davvero ogni follia che ti viene in mente. Ma questa è solo una mia considerazione personale.

Non mi hanno deluso le foto, sono semplicemente rimasta un po' male per come è stata organizzata: c'erano delle gigantografie e spesso neanche lo spazio per poter indietreggiare e guardarle. E ovviamente viste da così vicino con quell'ingrandimento erano sgranate. Oltre che in alcuni casi le "strisce" della stampa grande erano sfalzate tra loro.

Non ho capito perchè così grandi. Non ce n'era bisogno. Le sue fotografie lasciano sbalorditi già viste in 24x30. Certe volte le foto perdono un sacco semplicemente per la loro presentazione. Mi sono molto indisposta per questo.

Ad ogni modo, Tim Walker è veramente una persona seria. Merita una visita al suo sito ASSOLUTAMENTE.
www.timwalkerphotography.com/

Intro

Scrivevo un blog nel 2003, ho continuato per anni ed anni. Poi ho smesso.

Ho sempre rigettato il classico


















(weblogcartoons.com)

Ma adesso ho di nuovo qualcosa da dire e dunque devo necessariamente farlo. Stanno tutti aspettando solo me. ahahaha. Sicuramente.

3 anno di fotografia allo IED di Milano, mi interesso di
  1. foto di moda (ovviamente.)
  2. moda
  3. cucina (il trittico fa proprio oca.)
  4. montaggio video
  5. cose interpolate
  6. arte
  7. politica
  8. uncinetto (no. non è vero.)
  9. evabeh il resto verrà fuori in qualche modo.