venerdì 11 novembre 2011

Lettera al servizio clienti di 4 salti in padella

Certo che con l'ultima pubblicità dei 4 salti in padella vi siete davvero superati.
E' tristissimo che i vostri art director abbiano potuto trovare divertente questa campagna tanto da farvela realizzare ed è tristissimo che voi abbiate pensato di poter incrementare le vostre vendite proponendoci una donna totalmente decelebrata che nella giornata non ha altra occupazione che servire i suoi familiari con piatti (si fa per dire) strabilianti. E' anche grazie a voi, insieme a tutti gli altri marchi che ci propongono donne disperate che cercano di affrontare enormi problemi di calcare, sporco, polvere, cibo per gli ospiti, che il nostro paese è ancora così maschilista. E poi comunque se vogliamo dirla tutta se uno aspetta con gioia il giorno in cui mangerà 4 salti in padella findus vuol dire che la sua vita è veramente patetica.

Cordialità

ps: la mail del servizio clienti è servizioconsumatorifindus@cemit.it
Iniziativa promossa da Conigliodellamoda

giovedì 23 giugno 2011

Mia mamma è una supermamma

Per me le femministe non dovrebbero prendersela con le veline e con le donne succinte in tv, quanto piuttosto con le casalinghe delle pubblicità.

Io sono stanca!
E ho raggiunto il limite quando è passata la pubblicità di Soda Stream. Il bambino tutto carino che parla della sua famiglia e ci dice che suo padre è un supereroe, sua sorella un agente segreto e sua mamma è una supermamma.
Mentre il padre combatte nel mondo, la madre comodamente da casa sua combatte le bottiglie di plastica e mentre che si trova prepara anche delle gustose bibite per quando rientreranno i suoi superfamiliari. Poi combatte i germi del WC, combatte l'opacità delle superfici, combatte i cattivi odori, combatte contro le tonnellate di bucato, combatte contro i grassi dei formaggi e l'osteoporosi, combatte contro il calcare, combatte contro i kili di troppo, combatte contro lo sporco che si accumula nella lavastoviglie.........
Ma vaffanculo!
Io odio le parolacce, ma sinceramente non trovo altro termine.

mercoledì 11 maggio 2011

Libertà di click



Ieri mi sono trovata sul sito del quotidiano La Repubblica e sentendo una intima necessità di cliccare qualcosa ho cliccato sul link di cui sopra: "LE IMMAGINI- Lo shopping delle sorelle Rodriguez". Ho anche la connessione lenta, quindi per vedere 12 foto ho impiegato circa 3 minuti. Poi, sentendomi insoddisfatta e perplessa, ho letto i commenti alle foto. Tutti si lamentavano che La Repubblica non desse notizie serie e che di Belen se ne fregavano altamente, o che anche loro erano andati a fare shopping eppure non era stato riportato da nessun giornale. A un certo punto il commento rivelatorio di una ragazza: non credo che abbiate tutti cliccato per fare il commentino critico... Perchè vi trovate, ci troviamo qui, se davvero non ci interessa?
E' la domanda che mi sono posta anche io. Ma visto che repubblica.it come tutti i siti si basa sul numero di click per vendere la sua pubblicità, ci sarà una ragione se pubblica queste cose. E la ragione è che tutti le schifano, queste cose, ma le cliccano.

Ci si indigna perchè non si dà risalto a cose più importanti, ma in realtà siamo tutti su internet che potremmo leggerle, delle cose più importanti, e invece preferiamo far navigare i nostri pochi neuroni negli ampi oceani della deficienteria. E' dura da accettare, più facile trovare un colpevole.

sabato 23 aprile 2011

U figghiu masculu

Suocero, suocera, mamma, figlia molto incinta e futuro papà tutti insieme a comprare il corredino in Sicilia. Scena di qualche giorno fa. Al futuro papà non piace che il suo figlioletto appena nato debba indossare un vestitino con ricami e fiorellini. Non gli sembra il caso. Il suocero è d'accordo e commenta: "Non ci sono più i bambini di una volta... bambini di oggi.. Siamo in un'epoca trans... ehehe... transitoria!"

Non scherziamo... pizzi e fiorellini a un maschio... Lo dobbiamo fare diventare ricchione? Diu nni scansi e nni libberi.

mercoledì 16 marzo 2011

L'Africa che muore di fame con il bio

Mentre noi benestanti cominciamo a comprare prodotti bio pensando di fare una rivoluzione, in Africa una giovane agronoma di nome Sandra Kavira in Uganda ha accettato dei fertilizzanti in dono da una associazione filantropica belga (Vredes filande) per coltivare delle terre alle pendici del Ruwenzori. Il terreno lì è molto impoverito, e lei in pochi anni ha quintuplicato il raccolto di riso. Le associazioni pro-bio hanno fatto tantissima propaganda in Africa dicendo che i fertilizzanti non servono e minacciando di bruciare i campi coltivati attraverso il loro impiego. Sandra ha risolto i problemi dei contadini che coltivavano la valle di Kyatenga: ora possono non solo fare una vita di sussistenza ma mangiare bene e riuscire anche a vendere l'eccedenza al villaggio vicino, assicurandosi una vita molto più che dignitosa.


Bizzarro, no?


(fonte: BBC History Italia)

sabato 19 febbraio 2011

Il Benigni retorico che unisce l'Italia

Successo strepitoso. Bipartisan.
Io però non me lo bevo. Non me lo bevo il suo frullato zuccheroso tuttifrutti. Dentro c'era un sacco di roba strana. Ma l'aroma della fragola copriva tutto.

In ordine sparso.

  • Non siamo solo noi italiani ad essere allegri al mondo.
  • Roma non è la città più avventurosa del mondo.
  • Scipione l'Africano non è stato il più grande condottiero del mondo.
  • Solo i bambini fanno a gara tra di loro per dire chi ha il giocattolo più bello o la mamma più brava. O i balordi per dire chi ce l'ha più grosso. Scusate.
  • Non sono stati i Romani a portare la cultura nel mondo antico ma i Greci.
  • Camillo Benso di Cavour NON è Wiston Churchill. Non sovrapponiamo.
  • Garibaldi era un mercenario.
  • Nino Bixio da generale NON ha sacrificato sempre sangue per la patria.
  • Questi grandi personaggi del Risorgimento avevano interessi. E grossi.
  • La maggior parte dei rivoltosi del sud Italia che ha seguito i Mille fu ingannata e poi trucidata con promesse mai mantenute.
  • Se i Borboni non erano democratici, figurarsi la maggior parte degli altri regni a loro contemporanei.
  • L'unità d'Italia non ha portato benefici ai sudditi dei Borboni.

Non ha raccontato 150 anni di storia in 50 minuti. Li ha banalizzati.
Va bene, ormai l'Italia è unita, non si può rimpiangere-ma mi aspetto che certi personaggi, ai quali già abbiamo dedicato edifici e strade in tutto il paese, non vengano santificati nel nome della patria. Anche perchè santi non sono.

Non si può condire un pourpourri nazionalista orgogliosamente bellico e virile (ma quale sano patriottismo) con due/tre frasi fatte sulla felicità e la vita. E' disgustosamente retorico. Ma a quanto pare ha funzionato con tutta l'Italia.

PS: Riguardo i compensi. Non mi interessa se abbia devoluto in beneficienza o meno il suo compenso. Il patriota uno non lo fa a pagamento. Altrimenti diventa una messa in scena. (Ma come, era così commosso mentre cantava sottovoce l'inno!)

Cielo, Cielo. E' questo che ci unisce? La retorica bellica. Il nazionalismo idiota. Lo stereotipo. Il celhodurosolo io. La fine della memoria storica. Come si mangia in Italia da nessuna parte. La mamma è sempre la mamma. Quelle frasi, sì, pour parler. De rien.

L'italiano Qualunque

"Si comincia dando la precedenza ad un incrocio e finisce che ti prendono per ricchione"

All'inizio ho riso tantissimo, dopo un po' cominciavo a trovarlo deprimente, sul finale quasi mi veniva da piangere: una carrellata sullo stretto di Messina, Cetto promette il ponte (di pilu). E dopo aver perso diversi mesi a realizzare un documentario sul ponte che nessuno ha guardato, vedere quel finale non poteva che lasciarmi l'amaro in bocca.

Vedendo il trailer ho pensato che non poteva essere un film realista (come avevo letto). Un film comico è esagerato per natura, non può essere realista. Invece ho dovuto constatare come assurdamente lo fosse davvero. Vuol dire sostanzialmente che viviamo in una Italia comica. Senza mezze misure. Paradossale.

PS: sono anch'io stata un'emigrante "pentita" come l'esperto di marketing di origini pugliesi, ma per fortuna mi è passato. Solo noi borbonici possiamo sapere quanti conterranei diventano milanesi d'adozione truccando il loro accento... Sono veramente tristi, ma posso capirli.

sabato 12 febbraio 2011

Se non ora, quando?

Nella vita di tutti i giorni, ad esempio.

Non condivido motivazioni, tempi e modi. Nulla.

Sono stanca delle manifestazioni di piazza. Preferisco manifestarmi giorno per giorno nelle mie scelte.

"Di vecchiacci bavosi la storia ne fornisce puntualmente", diceva più o meno Severgnini l'altro giorno a Le invasioni barbariche. Sono d'accordo. Ognuna sceglie la via che più le piace.

E se una donna vuole vendere il suo corpo non offende la mia dignità. Anzi, neanche la sua, se per la sua coscienza va bene così. Ognuno vende ciò che vuole. Si chiama liberalismo.

PS: ma toglietemi dalla vista l'elefantino in mutande che non ce la posso fare.

martedì 1 febbraio 2011

Il cd dei Kymera

L'ho comprato. 11 euro e 90. Avevo letto la tracklist e quindi ora me la piango. Scelta veramente commerciale. Io li avevo adorati quando cantavano Shock the monkey e Frozen. E invece mi mettono nel cd Tiziano Ferro. Li sogno cantare Wuthering Heights. Ma l'ho comprato. Perchè? Per appoggiarli nel mio piccolo. Perchè spero che qualcun altro li produca. La speranza è l'ultima a morire...



PS: una foto dell'album era ritoccata male. DIO!
PS2: non scarico più musica da secoli. Non credo sia giusto. Bisogna considerare la musica come una qualsiasi opera d'ingegno e pagarla come un prodotto. E' facile dire che la cultura deve essere libera quando non si è in prima persona a viverne. Ebbene sì, acquistando il cd dei Kymera ho dato da mangiare a una casa discografica multinazionale brutta e cattiva. Sono dentro il sistema!

mercoledì 26 gennaio 2011

The Key-Berlin_Gennaio 2011

Sono stata a The Key, Berlino, durante la settimana della moda. Sostanzialmente una fiera della moda critica, sostenibile e green. Sinceramente la maggior parte dei brand erano molto basic e già visti. Ma c'era anche qualcosa di incredibile.

Vitor, designer portoghese d'avanguardia. Si definisce più un artista che un fashion designer e ha all'attivo anche una patnership con Adidas. Il suo approccio è ovviamente concettuale: la maglietta con i lacci delle scarpe...
http://vitor.com.pt/


Anita Steinwidder, una designer viennese che avrei volentieri anche fotografato perchè sembrava uscita da un film di Bergman. Suo questo vestito da 7kg fatto di tshirt strappate... L'ho trovato pazzesco. Sul suo sito non ci sono ancora le foto dell'autunno/inverno, e sostanzialmente lei non ama troppo i colori chiari. Dice di essere ispirata quasi sempre da grigio e nero. La maggior parte dei suoi abiti sono realizzati con calze.
http://steinwidder.com/


Da meditazione alcuni pezzi di Yoj, marchio tra l'altro milanese (c'erano in tutto quattro italiani!). Tutto il procedimento di creazione dell'abito, compresa la colorazione, è realizzato a mano. I colori possono variare. Hanno collaborato tra l'altro per una edizione limitata con l'artista Franco Gervasio (ultimi due).
http://yojbio.com/



KM/a fa cappotti da vecchie coperte dell'esercito tedesco e giacche da vecchi paracadute. Non vedo molta linearità tra i due pezzi ma mi piacciono. In senso astratto. Ma non li metterei. Certe cose, comunque, bisogna saperle portare... Un ragazzo ha comprato il cappotto seduta stante e l'ha messo ed era fantastico.
http://kmamode.com/


Infine per chi si sente un po' Helena Bohnam Carter in un film di Tim Burton quando ancora era una persona seria...... Ricic-Labò assembla scarti tessili industriali e vestiti vintage in vestiti che praticamente sono quasi sempre unici, visto che i materiali spesso cambiano. Sul sito mancano dei pezzi, e in particolare i miei preferiti, cioè le gonne (infatti ho una loro gonna). Ma ci accontentiamo dei vestiti. Ah, sì, le foto le ho fatte io =) (e le ho dovute scaricare da internet perchè ce le ho su un altro computer ._: bah.)
http://riciclabo.jimdo.com/


Avrei tanto voluto conoscere di persona Ada Zanditon, ma aveva solo dei manichini messi lì con tre vestiti e il press release. C'erano questi pezzi la cui ispirazione sono le piramidi, infatti la collezione si chiama The Pyramora. Ce n'era anche uno di una maglina orribile stretch che non ho capito. Sono veramente tridimensionali. Va beh che comunque qualche anno fa un signore di nome Hussein Chalayan... Lasciamo stare, dai, facciamo finta di niente.
http://www.adaz.co.uk/index.html


Mi piacevano anche http://isabelldehillerin.com/ e http://www.camillanorrback.com/
ma non ho trovato foto di questa collezione per mostrare quello che avevo visto di persona e quindi ho preferito evitare.

Morbida la carne



Chi è Colette Nimphe?
Lei lo sussurra in modo blasfemo tra i ricami.





http://morbidalacarne.tumblr.com/

mercoledì 1 dicembre 2010

Se avere un Ipad è una idiozia...


...avere una Galaxy Tablet acquista già più senso.



1) E' facilmente trasportabile
2) Si tiene in una mano molto meglio dell'Ipad
3) Ha tutto quello che ad un Ipad manca e costa quasi quanto un Ipad nonostante questo
4) Serve per fare cose concrete
5) Pesa relativamente poco (380)
6) E' più pratico di un netbook e di uno smartphone.

Il prezzo è ragionevole ma si abbasserà e i dispositivi miglioreranno. Finalmente si intuiscono le potenzialità delle tablet.

Io adesso ho anche MAC e ho trasferito la licenza del Photoshop CS5 su MAC ma sinceramente preferivo PC. A parte per il trackpad e la dashboard. Spero che la gente guarisca dalla compulsione Apple prima o poi. E spero che la gente non compri l'Ipad.

Samsung Galaxy Tablet ADV

martedì 16 novembre 2010

ATM e i terminali bloccati

Desidero precisare alcune cose in seguito alla ricezione della vostra mail del giorno 16 novembre 2010, Prot. n. 1701574.

Io non sono più studente e proprio per essere onesta ho cambiato il profilo (al contrario di molte altre persone).Non pensavo che il nuovo profilo non si potesse caricare sulla tessera già in mio possesso che sarebbe scaduta tra un anno.Non ci sono stati rallentamenti ma un blocco totale di diversi giorni dei terminali. In una banca non sarebbe mai successo, pena uno scandalo enorme. Qui invece la cosa è caduta nel dimenticatoio e si è solo scaricata sui consumatori.Nessuno dei vostri addetti ha trovato una soluzione valida per tutte le persone in coda. Molti se ne sono dovuti andare. Una donna con me era babysitter e pagava il biglietto da tre giorni per colpa del terminale bloccato. Per lei come per me è stato difficoltoso perdere tutto questo tempo in coda e lei ad un certo punto se n'è dovuto andare. Per me è veramente assurdo che non si sia trovata una soluzione. Tanti di noi hanno speso ulteriori dieci euro in biglietti per rimediare. Soldi che guadagniamo lavorando e che vi abbiamo regalato per una vostra inefficienza. Mi sembra inconcepibile. Ma ormai è così che vengono trattati i consumatori. Come gli ultimi degli idioti. Come quelli che devono rimediare agli sbagli di quelli che dovevano offrire il servizio. E devono farlo in silenzio, perchè non possono fare altrimenti.Un addetto ci ha detto "salite sui mezzi senza biglietto e spiegate la cosa eventualmente ai colleghi". Gli è stato chiesto se questa cosa sarebbe stata una garanzia. Ha risposto di no. Abbiamo chiesto di avere un pezzo di carta firmato da lui che spiegasse questa cosa, che comprovasse la nostra affermazione. Ha risposto di no. Ha detto che sarebbe stato un rischio. Che eventualmente avremmo potuto contestare la multa. Siccome non abbiamo niente da fare, tra l'altro, poi possiamo pure andare in Stelvio a contestare. Come quella volta che dimenticai l'abbonamento e mi multarono. "Se la contesta automaticamente sale a cento euro e le garantisco che sarà in torto". Ok. Certo che ve ne sto regalando di soldi in questi anni.



Riassunto delle puntate precedenti: ad inizio novembre a Milano tutti i terminali di ATM sono rimasti bloccati per giorni. La gente impazziva in coda negli ATM Point per rinnovare gli abbonamenti e le tessere. Dopo ore in coda non concludeva nulla e doveva tornare a casa. Un sacco di gente ha speso dieci e più euro in pochi giorni per continuare a viaggiare regolarmente sui mezzi pubblici. L'abbonamento ordinario mensile costa trenta euro. Dieci euro sono un terzo del mensile. Ho scritto un reclamo in ATM Point. Mi hanno risposto oggi sulla mail dicendo che tutti gli studenti si sono precipitati all'ultimo giorno per rinnovare e questo ha generato delle code. Non è corretto: le code c'erano perchè i terminali erano fermi. E poi io non sono uno studente.

lunedì 25 ottobre 2010

Papi paga anche gli intellettuali!

Tempo fa su La Repubblica Flores d'Arcais aprì un dibattito sulla correttezza etica di tutti quegli scrittori e quei giornalisti che pubblicavano con Mondadori pur criticando da sempre aspramente Berlusconi e tutto ciò che rappresenta per l'Italia anche in termini imprenditoriali.

Ora Travaglio si inserisce nel dibattito: siccome a Il Giornale scrivono sempre cose tendenziose, lui ci tiene a replicare. Il Giornale, dopo l'ennesimo record di share di Santoro, aveva scritto che gli intellettuali di sinistra sono tutti stipendiati da Berlusconi.

E perchè, non è vero?

Travaglio retoricamente adduce due argomenti facilissimi: che in Europa si fa così normalmente e che neanche gli operai della Fiat amano Marchionne, eppure... Uno: in Europa non credo che la gente lavorerebbe per Berlusconi avendo certe idee, anche se lui sarebbe disposto a pubblicarle. Due: che tristezza questo paragone. Tutti gli intellettuali di sinistra più in vista d'Italia se non lavorano con Mondadori possono lavorare con altre case editrici, gli operai della FIAT non hanno alcuna alternativa, tant'è vero che hanno accettato anche la nuova Pomigliano.

Travaglio dice che Berlusconi si è appropriato ingiustamente di Einaudi e Mondadori. Embè? Una ragione in più per non lavorarci. E' successo forse ieri? Non mi pare. Hanno avuto tutto il tempo di fare i bagagli.

Io non ho nessuna voglia di giustificare queste persone. Sono nella posizione di poter scegliere il datore di lavoro e scelgono Berlusconi. Credo di sapere perchè: lui paga tanto. E allora se paga tanto, poi per piacere... non cerchino la mia approvazione morale.

Guarda un po': l'unico vero grande censurato resta Luttazzi, di cui nessuno sente mai parlare. E' appena uscito il suo nuovo libro ed è pubblicato con Feltrinelli.

Le idee si vivono, non si ciarlano.

sabato 23 ottobre 2010

Meltin pot ADV

Certi tram a Milano sono stati tappezzati da questa pubblicità. Ho riso da sola per la strada. Le pose da bambolotti, una luce bellissima, la cura del dettaglio infinitesimale in tutte le zone d'ombra e poi ovviamente...
"When you look better, everything looks better".







Advertising Agency: Armando Testa Milano, Italy
Creative Director: Michele Mariani
Deputy Creative Directors: Luca Cortesini, Lorenzo Crespi
Art Director: Laura Sironi
Copywriter: Maria Meioli
Photographer: Lorenzo Vitturi

Kandoo _ Milano


Oramai l'abbiamo capito. A Milano il sushi è chic e alternativo. E infatti i ristoranti giapponesi o asian fusion pullulano. Così quando ho visto che Kandoo in viale Corsica 38 si rinnovava e offriva un aperitivo per re-inaugurarsi mi sono fiondata. Sì, perché io sono chic e alternativa. Ma con poche aspettative: nonostante i vari nomi sensuali cool anglofoni di fusion ed experimental non ci avevo mai trovato nulla. Sempre solita solfa, insomma. Ma se ti offrono degli spaghettini al grano saraceno aromatizzati al té verde con trito di anacardi le cose cambiano. E stavolta il nome complesso corrisponde ad un sapore complesso.
Io ci tornerei. Merita.
Interni come al solito di design, luci soffuse, toni sul giallo/oro e nero. Gente che non mangiava da una vita. Calca in crescendo, al crescendo sono partita per altri lidi. A tal proposito: marron glacé e caramello al sale rosa dell'Himalaya da Grom. E c'è solo questo mese. Da esperire.

Kandoo _ Nippon Restaurant . Viale Corsica 38, Milano.

venerdì 8 ottobre 2010

Creativi in cerca d'autore

Uno dei problemi di oggi è: cosa dire.
La maggior parte delle persone sopravvive al problema dicendo costantemente cose irrilevanti o ripetendo le cose dette da altri. Per questo provo una sottile nausea nei confronti della maggior parte dei creativi: non fanno che ripetere le storie altrui.
Magari tecnicamente in modo ineccepibile ed è questo il guaio. Così è ancora più difficile sgamarli.
Hanno visto e sentito così tante cose che continuano ad attingere pacificamente ed eternamente agli universi altrui.
Sono come gli attori da soap nelle grandi produzioni in costume. Bellissimi costumi, sontuose ville, spettacolare hairstyle, e poi basta.

Breviario comico del fenomeno (rubo la dicitura a Michele Serra):
Panasonic Lumix "No expert" Adv

Autopsie

Quando ho letto i dettagli dell'omicidio di Sarah Scazzi sono stata male. Ho visto degli istanti nella mente.E' per questo che non capisco per quale ragione i giornali insistono ancora su questa vicenda con i titoloni e i retroscena.
Non basta mai?
Non si dovrebbe semplicemente rispettare la memoria della ragazza e il dolore della famiglia?
No. Dobbiamo insultare il mostro, sapere i dettagli, cadere nello sconforto e nausearci fino al vomito.
Dobbiamo sventrare questo cadavere all'infinito.

Ndr: non volevo sapere i dettagli, ma in questi giorni sulla bacheca di Facebook sono venuti fuori decine di links e non era necessario cliccare leggere di più.

venerdì 24 settembre 2010

La prima puntata di Annozero

Minuto 08:00.
"Qua si parla di perdere il posto di lavoro e questi si stanno a dividere le stronzate"...
"E' ora di finirla. MA QUALE CAZZO DI CASA A MONTECARLO? Fini, quest'altro... La dovete smettere. State mangiando con i soldi nostri da quarant'anni"

venerdì 10 settembre 2010

Vogue Fashion's Night Out


Ho cenato alle nove, sono uscita di casa alle nove e mezza, ho aspettato il bus per un quarto d'ora insieme ad una badante dell'est, ho passato solo un quarto d'ora in Corso San Damiano per il traffico automobilistico, ho visto Chiara Ferragni e altro che foto, di persona sembra una principessa delle favole, poi sono entrata nel Design SuperMarket della Rinascente e dopo un po' "Il negozio è chiuso", tornando in San Babila sono partita per viaggi intercontinentali guardando la vetrina di Oysho (a riguardarla stamattina in foto che brutti vestiti) e successivamente quella di Oviesse con la casetta sull'albero che ha la luce fluo verde dentro, ho letto la parola Bottongufi e ho riso per dieci secondi, me ne sono andata a casa che avevo sonno.

Ehhh, vita mondana.